Monte Genuardo

Monte Genuardo (1180 m s.l.m.), uno dei più imponenti rilievi dei Monti Sicani e geologicamente tra i più rilevanti. Custodisce uno dei più antichi, vasti e lussureggianti querceti della Sicilia, ove ricca è l'avifauna, caratterizzata da alcune specie nidificanti di grande importanza, quali il Falco lodolaio, Qui era stata istituita la Riserva naturale Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco (vasta oltre 2550 ha) finalizzata alla conservazione di alcuni ambienti eterogenei che danno luogo a una grande riserva di biodiversità vegetale (Monte Genuardo, Bosco del Pomo, Bosco di Santa Maria di Calatamauro) ai cui valori direttamente connessi agli aspetti di Macchia mediterranea se ne aggiungono altri correlati alle caratteristiche geologiche, alla presenza di un'interessante fauna (Mammiferi e micromammiferi), all'aspetto paesaggistico, antropologico, archeologico e monumentale.
Dal punto di vista geologico e morfologico l'ambito è, infatti, caratterizzato da giganteschi blocchi rocciosi disarticolati e separati da profondi canali, chiaramente visibili nel settore più settentrionale di Monte Genuardo e sul rilievo di Monte Adranone. Importanti manifestazioni connesse alla geologia dei luoghi sono costituite da alcuni depositi fossiliferi e dagli affioramenti di lave sottomarine conseguenti ad antichissime attività eruttive.
Particolarmente rilevanti sono le fitte formazioni forestali naturali che ammantano le zone sommitali: porzioni degli antichi querceti sempreverdi e caducifogli che, un tempo diffusi in buona parte della Sicilia, sono andati via via riducendosi, soprattutto per effetto della pressione antropica. Queste sono localizzate principalmente sul versante Nordoccidentale di Monte Genuardo, ricoperto da Leccio e Roverella, cui si accompagnano l'Omiello, l'Acero campestre, il Carpino nero, ecc. Rilevante la boscaglia impenetrabile, composta da arbusti ed erbacee, che caratterizza i diversi ambienti della Macchia (Biancospino, Pungitopo, Rosa selvatica, Caprifoglio, Pigamo di Calabria, Peonia, ecc.). Altri significativi micro-ambienti sono quelli localizzati nei pressi di alcuni modesti corsi d'acqua che attraversano il Bosco del Pomo, sulle cui sponde vegetano il Pioppo nero, il Salice pedicellato, il Campino nero, ecc.; nei luoghi più freschi e ombrosi ove si insedia la tipica flora erbacea (Felce femmina, Cerfoglio meridionale, Asplenio maggiore, ecc.); nelle adiacenze di piccoli specchi d'acqua stagionali (Bosco del Pomo). Pregevoli, ancora, le praterie montane, vivacizzate da piccole erbacee, tra i quali l'endemico Senecio di Sicilia (Senecio siculus). A testimoniare ulteriormente il valore ecologico di questi ambienti è la presenza di una buona quantità di animali che trovano in questi luoghi il loro habitat ideale. Si tratta di Mammiferi (Volpe, Istrice, Martora, Arvicola del Savi, Quercino, Toporagno, ecc.), di Anfibi e Rettili (Ramarro, Biacco, Saettone, Natrice dal collare, ecc.) e soprattutto di un nutrito, composito contingente nrnitn1niirri rH annwrvr    
per il parcheggio da dove si dipartono quattro sentieri principali,    predisposti sfruttando l'antica viabilità esistente, che permettono di    raggiungere le zone naturalisticamente e paesaggisticamente
Nei pressi di Sambuca di Sicilia è il Lago Arancio, nel bacino imbrifero del Fiume Carboj, in atto fuori dalla perimetrazione del Parco, ma al centro di un ambito territoriale di grande valore paesaggistico, cui lo stesso lago concorre. A valle dello sbarramento è la selvaggia e incontaminata Gola della Tardara, di grande interesse geomorfologico, naturalistico, paesaggistico e archeologico: stretta e profonda, scavata dal fiume nel corso dei millenni, nasconde numerose grotte di origine carsica, talune delle quali abitate in epoca preistorica, e ospitano una rilevante comunità vegetale rupestre pioniera.
11 lago si raggiunge agevolmente da Sambuca di Sicilia; la gola da un rinido sentiero che si dinarte dalin sharramenta.
(Falco subbuteo), un falco che vi nidifica e che è espressamente indicato tra le motivazioni dell'istituzione della Riserva, lo Sparviero, il Falco pellegrino, il Capovaccaio, la Poiana, il Grfflaio, il Picchio rosso maggiore, la Cinciallegra, la Cinciarella, ecc.
Questo considerevole sistema naturalistico è integrato da un insieme culturale di altrettanto pregio. Nell'area, oltre ad una serie di costruzioni connesse alle antiche attività silvo-pastorali, insistono, infatti, il sito archeologico greco-pi.mico di Adranon con l'annesso antiquarium, l'Abbazia di Santa Maria del Bosco e i resti del Castello di Calatamauro, nei pressi di Contessa Entellina, di origine bizantina. 11 primo, posto in splendida posizione sulla vetta di Monte Genuardo (Sambuca di Sicilia), è un antico insediamento sicano, poi colonia selinuntina occupata dai Greci nel Vi sec. a. C., che sorgeva in un particolare contesto derivante dal contatto tra l'area sicana ellenizzata e l'area elimo-punica. La seconda, nella parte più antica del querceto omonimo, a circa tre chilometri da Contessa Entellina, è un imponente complesso monumentale, edificato tra il 1593 e il 1646, la cui particolare posizione, il magnifico panorama circostante e la singolare semplicità dei volumi architettonici lo rendono unico in Sicilia. Costituita da un edificio principale diviso all'interno da due ampi chiostri di stile classico impreziositi da colonne e archi e da due pregevoli fontane, vi è annessa la chiesa, il cui prospetto, elegantemente decorato presenta, al centro, un raffinato rosone di ottima fattura.

Monti Barracù, Cardeffia, Pizzo Cangialoso, Monte Colomba

E' una serie di alti e panoramici rilievi - allineati a formare un'unica dorsale con direzione Nord-ovest Sud-est, tra Corleone, Campofiorito e Bisacquino sino al Lago di Prizzi - di ragguardevole interesse paesaggistico, geologico e paleogeografico, di cui il solo Monte Colomba rientra nella perimetrazione del Parco. Le rocce che li costituiscono appartengono, infatti, a una delle successioni sedimentarie che i geologi hanno raggruppato tra le unità stratigrafiche del bacino sicano: pile di sedimenti che si sono depositati al fondo di un bacino marino, tra il Triassico medio superiore e il Tortoniano, che contengono fossili di organismi pelagici.
Interessanti le presenze floristiche a Monte Barracù (1420 m s.l.m.). Ricoperto da un fitto bosco di Lecci, Frassini e Querce virgiliane, Monte Colomba (1197 m s.l.m.), a Est di Bisacquino, è sito importante per la presenza di rare Orchidacee, di un'espressiva vegetazione rupestre, di numerosi endemismi vegetali e cli Rapaci, come il Lanario. Monte Cardellia (1286 m s.l.m.), è una strapiombante bastionata calcarea, caratterizzata dalla presenza di belle macchie di Querce sempreverdi, ed è frequentato da rari falconiformi e passeriformi con distribuzione limitata in Sicilia. Fa parte dello stesso sistema anche Monte Triona (1215 s.l.m.), a Nord di Bisacquino, caratterizzato da importanti presenze floristiche. Sudi una parete rocciosa vi svetta il seicentesco Santuario della Madonna del Balzo.

Lago Ganimauta

Creato conio sbarramento di una profonda gola del Fiume Sosio, presso l'omonima stretta, il piccolo ma particolarmente suggestivo specchio d'acqua, bordeggiato da Pioppi, Salici e Tamerici e incastonato in un fitto bosco di querce e frassini, costituisce luogo di sosta di numerosi migratori e notevole elemento del paesaggio. Si raggiunge facilmente da Palazzo Adriano, seguendo le indicazioni stradali.

Lago di Prizzi

E' un bacino artificiale con una capacità di nove milioni di metri cubi, realizzato mediante lo sbarramento di una gola del Fiume Raia, affluente del Fiume Verdura. Racchiuso tra la Montagna dei Cavalli e Cozzo di Palma, costituisce un ambito di notevole valore paesaggistico. Si raggiunge da Prizzi, seguendo la specifica segnaletica.

Piana di Filaga

A Sud di Montagna dei Cavalli, nei pressi della borgata omonima, si apre questo biotopo interessante per la presenza di numerose aree acquitrinose, ricche di flora e fauna specializzate, e di sorgenti che formano i bracci da cui trae origine il Fiume Platani.
Si raggiunge agevolmente da Prizzi, seguendo la segnaletica per la borgata di Filaga.

Lago Fanaco

Vasto sbarramento (km 3,5 x  ca.) sul Fiume Platani, raccoglie, tra le altre, le acque di Serra del Leone e Cozzo Stagnataro. Inserito in un contesto paesaggistico-ambientale di considerevole pregio - una vasta conca chiusa da due piccole e rigogliose catene montuose - è meta di numerose specie dell'ornitofauna migratoria (anatre, aironi, tuffetti, pavoncelle,  cicogne, ecc.). Le alture che sovrastano lo specchio d'acqua ospitano interessanti lembi di Macchia a Leccio e talune aree forestate di origine artificiale (Pioppo, Pino,Cipresso, Frassino, ecc.).    
L'area di questi alti rilievi, che ricade immediatamente a Sud di Prizzi, è caratterizzata da formazioni rocciose, parzialmente ricoperte da foreste di Conifere mediterranee e interessate da aspetti di vegetazione rupestre. Notevoli, Monte Scuro (1301 m s.l.m.) e Montagna dei Cavalli (1007 m s.l.m.).

Serra del Leone, Piano della Fieravecchia, Cozzo Stagnataro

A Sud di Monte Càrcaci, tra i territori di Prizzi, Castronovo di Sicilia e Santo Stefano di Quisquina, e tra i bacini artificiali di Piano del Leone e del Fanaco, si estende questa vasta area montuoso-collinare ove sono ricomprese una serie di vette - Serra Leone (1319 m) Pizzo Lupo (1092 m s.l.m.), Cozzo Stagnataro (1346 m s.l.m.), Piano di Fieravecchia (1081 m s.l.m.), Pizzo Catera (1192 m s.l.m.), Cozzo Manafarina (1239 m s.l.m.), ecc. - i cui paesaggi vegetale e antropico sono esaltati da una elevata eterogeneità ambientale (Lecci, Pioppi, Pini, Cipressi, Frassini, Ginestre, Euforbie, coltivi, ecc.). Si raggiunge agevolmente da Castronovo di Sicilia.

Monte Càrcaci

Tra Prizzi e Castronovo di Sicilia si estende l'area della ex Riserva naturale istituita nel 1997 al fine di tutelare le formazioni boschive, nonché l'avifauna presente, in particolare il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), l'unico di questa specie rimasto in Sicilia, e lo Sparviero. Essa interessava l'isolato massiccio carbonatico di Monte Càrcaci (1196 m s.l.m.) e il vicino Pizzo Colobria (951 m s.l.m.), nella porzione Nord-orientale dei Monti Sicani, del quale Monte Càrcaci costituisce uno dei principali rilievi.
L'origine geologica del territorio - formatosi in un lungo periodo tra il Triassico e il Miocene - congiuntamente ad altri fattori ecologici, orografici e morfologici, vi ha determinato la presenza di una ricca quanto espressiva diversità biologica e ambientale: vasti lembi di Macchia-foresta mediterranea a querce (in Sicilia ormai rara, frammentata e relegata in aree marginali e poco antropizzate e, perciò, di pregio particolare) presenti principalmente sul versante Nord-occidentale, su quello Sud-orientale e sulle zone sommitali, ma, anche, ambienti rupestri, arbusteti, ampie praterie. 11 primo, in particolare, è uno stagno con il Picchio rosso un'estensione di circa un ettaro e una profondità massima di oltre un maggiore, presente metro - con ciò costituendo la più grande zona umida del Monte Carcaci.
  
Per quanto riguarda la fauna, oltre ad una buona quantità di Uccelli di cui molti Rapaci (Poiana, Nibbio e, soprattutto, Sparviero), l'area dell'ex Riserva è frequentata da alcuni Mammiferi, tipici del bosco siciliano, da alcuni Rettili e Anfibi (Biacco, Colubro liscio, Rospo comune, Discoglosso dipinto, Raganella italica, Rana verde, ecc.). Rilevante, per quantità e qualità, la presenza di rare specie di piccoli Molluschi dulcacquicoli (Ferrissia sp., Musculium lacustre) e Crostacei (Ilyocryptus sordidus, Scapholeberis rammneri). L'area si raggiunge procedendo sulla Statale 189/121 sino all'uscita per Lercara Friddi da dove si prosegue sulla statale 188 in direzione Prizzi; superata Portella San Francesco ci s'immette, svoltando a destra, nella Provinciale 36bis sino a raggiungere il borgo disabitato di Riena e da qui seguendo le indicazioni per il Demanio Colobria.
All'interno dell'ex Riserva, al piede di Pizzo Colobria, si trova il solitario baglio fortificato di origine saracena, detto dell'Emiro (o Castello di Colobria), un tempo, come altri numerosi castelli rurali presenti nel territorio, a servizio di un vasto latifondo e, poi, dal )(VT secolo, masseria agricola. Oggi perfettamente restaurato dall'ex Ente gestore è a servizio dei fruitori d1 Prrn.
Più a Nord di Pizzo Colobria (Portella della Croce), ai margini dell'area protetta, si eleva su una rupe rocciosa, in un contesto paesaggistico di grande suggestione, il Castello della Margàna, di probabile origine bizantina, poi usato anche dagli Arabi. Costituito da una possente torre rettangolare e da una serie di edifici rurali, dominò in seguito il vasto feudo dei Cavalieri Teutonici.
Nei pressi, in direzione Nord-est, si estende il SIC Calanchi, Lembi boschivi e Praterie di Riena, una vasta area - la cui peculiare struttura geologica ha dato origine a singolari forme calanchive che si estendono nel bacino del Vallone Riena, un'affluente della Fiumara diMargna - interessato anche dalla presenza di modeste formazioni di querceti caducifogli ai margini di ampie aree coltivate a seminativo.

Rocche di Castronovo di Sicilia

La porzione occidentale del Parco, compresa tra il Lago Fanaco e gli abitati di Castronovo di Sicilia e Cammarata, annovera una serie di interessanti rilievi, dall'elevata eterogeneità ambientale, come le Rocche di Castronovo, Pizzo Lupo e Pizzo San Cono e le altre alture che sovrastano l'abitato di Castronovo di Sicilia (Pizzo della Guardia, il Casséro, Rupe di San Vitale) che precipitano spettacolarmente sul fondovalle del Platani. Ambiti di interesse paesaggistico, geologico e fitogeografico, ospitano, anche, interessanti siti archeologici (insediamenti sicani ellenizzati) e, sulla vetta delle Rocche, la Chiesa del Giudice Giusto, piccolo gioiello normanno, i ruderi del Castello e della tardo-bizantina Chiesa di San Vitale.
Nell'area, fuori dalla perimetrazione del Parco, insistono anche alcuni ambienti umidi di particolare pregio, come il Gorgo di Sant'Aridrea e la Piana di Marcatobianco, nella pianura alluvionale del Fiume Torto, una vasta area umida temporanea caratterizzata dalle divagazioni del corso d'acqua che costituisce un'importante zona di sosta per specie acquatiche dell'avifauna migratoria.

La Montagnola e Grotta dell'Acqua Fitusa

E' un ampio costone calcareo che si erge immediatamente a Sud di Monte Cammarata, in territorio di San Giovanni Gemini, colonizzato da una notevole comunità di piante rupestri. Interessato da diffusi fenomeni termali con sorgenti di acque solfo-alcaline-jodurate, visi aprono una serie di cavità naturali, tra le quali quella dell'Acqua Fitusa, ricca di concrezioni tipiche di questi ambienti, che ne ricoprono la maestosa volta (m 20x50 ca.) e i vari cunicoli. Ospita un'importante colonia di Chirotteri, oltre ad Aracnidi e Roditori. L'intera area riveste particolare importanza anche dal punto di vista archeologico: numerose, infatti, le tracce di frequentazione umana risalenti al Paleolitico superiore rinvenute principalmente nella Grotta dell'Acqua Fitusa, i cui reperti sono conservati presso il Museo archeologico di Agrigento.
11 rilievo si raggiunge dalla provinciale che collega San Giovanni Gemini alla Statale Palermo-AG.

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